Riflessioni sulla mia prima partecipazione al congresso

Tra il 15 e il 19 ottobre 2018, si è tenuto il sedicesimo congresso di AIMC (Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei) a Paray-le-Monial in Francia e per me è stata la prima partecipazione. Provo a tirare un po’ le somme e fissare quel che mi è rimasto.
Intanto qualche numero: i partecipanti erano circa 170, provenienti da 38 nazionalità da tutti i continenti. Durante i lavori ci sono stati più di 30 interventi e la mostra allestita per l’occasione ha visto circa 100 opere esposte. Direi che è stato il luogo ideale, per confrontarsi con la scena mondiale del mosaico.

L’organizzazione è stata eccellente: oltre alle lunghe immersioni fra la varie relazioni a tema musivo, non sono mancati i momenti conviviali e, si sa, è proprio fra un aperitivo e una cena che si instaurano le buone relazioni.
Ho avuto modo di ritrovare amici e conoscere persone, artigiani e artisti che stimo molto. Mi è piaciuto confrontarmi con loro: chi ha intrapreso un viaggio simile al tuo, ha sempre buoni consigli da dare. Ognuno ha una storia, che mi ha permesso di capire meglio dove mi trovo nel mio percorso artistico. C’è chi ha una visione più pessimistica sul mosaico da cavalletto e chi mi ha incoraggiato a proseguire.
Mi sono abituato a guardare il lato positivo, perciò tengo vivo il ricordo di chi prosegue i propri progetti con entusiasmo. Solo per fare qualche esempio: l’associazione M comme Mosaïque che si spende a Paray-le-Monial per la promozione del mosaico, anche attraverso la bellissima Maison de la Mosaïque Contemporaine; Luigi La Ferla che, nello spazio di 59 Rivoli a Parigi, organizza il secondo festival del mosaico contemporaneo, oppure Pictor Imaginarius che porta avanti da anni l’iniziativa “L’arte del mosaico”. O, ancora, MosaïStreet, che dopo anni di lavoro e test, ha sviluppato un nuovo materiale per mosaico.
Lo spazio per l’arte e le domande su quali nuove strade si stiano aprendo non sono mancati. Molto interessante è stato l’intervento di Renée Antoine Malaval, che ha presentato la versione street del mosaico: una panoramica sugli artisti che si dedicano all’espressione dell’arte urbana, in chiava musiva.
Ho potuto parlare di “Kintsugi” con Toyoharu Kii, un bravissimo artista giapponese, che mi ha raccontato un po’ meglio di una cultura tanto lontana, quanto affascinante.

Infine, impeccabile è stato l’allestimento della mostra all’interno di un contesto davvero speciale: la Tour Saint-Nicolas di Paray-le-Monial. Un luogo suggestivo, dove mosaici di tutto il mondo hanno potuto convivere e dove la mia opera “L’eredità” ha avuto il suo spazio.

Torno a casa, allora, con un bagaglio di belle esperienze, con l’entusiasmo di continuare quel che ho cominciato e felice di sapere che, da oggi, il mondo è sì grande, ma un po’ più facile da esplorare, grazie a tanti nuovi amici.

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