Rassegna biennale di mosaico contemporaneo

In questi giorni Ravenna è punto di riferimento per il mosaico artistico…diciamo, un po’ più del solito. Si sta svolgendo infatti Ravenna Mosaico, la rassegna biennale di mosaico contemporaneo e non potevo proprio perdermela. La città, pregna fin nel midollo di questa antica arte, si apre al contemporaneo e i suoi musei, i chiostri, i monumenti e le gallerie ospitano opere dei principali artisti mosaicisti internazionali.

Mi ci è voluto un po’, per farmi un quadro chiaro della situazione e una sana chiacchierata con un giovane gallerista mi ha aiutato a mettere in ordine le idee.

Riprendersi non è stato facile: hai una fame di vedere cose nuove, che gli occhi ad un certo punto dicono: “basta!”. E, dopo tutta questa contemporaneità, vuoi non tornare a vedere da dove si è partiti? Le origini? Troppo forte la tentazione di tornare a visitare la Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, Sant’Apollinare Nuovo (e mi fermo qui perché la lista è lunga).

Insomma, razionalizzare quel che si è visto non è semplice. Mi chiedo il perché di una biennale: a cosa serve? A chi serve? Cosa ci si porta a casa dopo la visita?

Io credo debba essere un momento di stop: “ferma tutto: cosa sta succedendo? Dove stiamo andando? Chi sta battendo nuove strade?”. Qualche risposta a queste domande, seppure parziale, c’è stata.

In fatto di ricerca, se n’è vista: da Felice Nittolo, che fa diventare protagonista un passaggio della tecnica “a strappo”, all’uso dei materiali più disparati (le mollette di Giuseppe Teofilo, le unghie di Enrica Borghi o le cannucce di Francesca Pasquali). E mi son chiesto, se stavo guardando mosaico o scultura: il confine è vago. Troppo in certi casi! Io sono un purista e l’uso della tessera è per me imprescindibile. Ho visto il mosaico come supporto o co-protagonista, perfino stampe sopra al mosaico e mosaico dipinto… interpretazioni.

Ho visto sculture ricoperte a mosaico, che mi hanno riportato alla funzione primaria di questa antica arte, ovvero, proteggere le superfici. Decisamente interessante come aumenti la teatralità della scultura stessa.

ravenna biennale mosaico 2017

Quindi, sì: gli spunti di riflessione sono tanti, ma mi è rimasto un po’ di amaro in bocca. Questa rassegna è ancora giovane e avrà modo, spero, di crescere, migliorare e aumentare il sapore di internazionalità che ancora poco si percepisce, ma che è fondamentale in una biennale che si rispetti. La necessità poi, di racchiudere il mosaico contemporaneo all’interno di quattro mura (siano esse di un museo, di una chiesa o una galleria) va contro la natura stessa di questa tecnica. Forte e duratura, l’arte musiva dialoga senza problemi con spazi aperti e ne entra a far parte, se le viene permesso. Infine, mi sono chiesto: ma i protagonisti, chi sono? La risposta è sempre negli stessi nomi. Dov’è tutta la nuova generazione?