Il bozzetto

Lo schizzo non ha scadenza, può rimanere là anche a lungo ed essere rispolverato al momento buono. Alcune volte, invece, sono impaziente di buttarmi su un nuovo progetto, e voglio iniziare subito un mosaico nuovo.

Fatto lo schizzo, lo fisso in un bozzetto un po’ più dettagliato, ma non troppo preciso, e in base ai particolari da riprodurre, decido le dimensioni dell’opera. C’è un continuo scambio di relazioni tra due linguaggi diversi, quello dell’immaginazione (ciò che si vuole esprimere) e quello della sintesi (proprio di questa tecnica). Come mosaicista devo sempre tener conto del rapporto tra la dimensione della tessera e la dimensione dell’opera. Devo, in qualche modo, facilitarmi la vita.

 

progettare mosaico bozzetto

Inizia il lavoro di sintesi. Il grande sforzo, in questo momento, è quello di eliminare i dettagli inutili, il superfluo. Un tratto o un contorno, per esempio, diventano una linea con un preciso spessore che diventerà di tessere. Si ragiona soprattutto per campiture di colore. Più grande sarà l’opera, più si ha la possibilità di aumentare i passaggi tonali e ottenere sfumature con miscele di colore. Ma nel bozzetto, ha poco senso lavorare con colori giusti, precisi, perché c’è un limite nella gamma a disposizione del mosaicista. Gli smalti sono limitati e le pietre offrono ciò che madre natura può.

Da qui nasce la vera forza di quest’arte: trasmettere concetti, sacrificando il realismo fotografico.

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