Perché il mosaico

Sono mosaicista, quindi spacco pietre per ricomporle. È in questo che ritrovo la magia nella quale mi riconosco. Ricomporre significa partire da un elemento per crearne uno di nuovo, traduco cioè quello che vedo e che sento attraverso il filtro della mia sensibilità con il linguaggio del mosaico.

Nel mosaico mi riconosco perché ci sono tutti gli elementi che sento miei: materia, luce e colore da una parte, sintesi dall’altra.

Materia, colore e luce sono elementi inscindibili: al variare di uno, variano anche gli altri.

materia

Materia è la parte fisica, tattile: ne ho bisogno. Toccare le cose fa parte dell’esperienza del mondo, è un modo per conoscerlo. La materia trasmette sensazioni: una superficie ruvida con forti chiaro/scuri è molto diversa da una liscia e lucida.

colore

Colore, è sia come percepiamo il mondo visivamente, ma anche lo stato d’animo con cui ci poniamo nei suoi confronti. Possiamo riconoscere ed evocare emozioni attraverso il colore.

luce oro

Luce, fa rivivere la materia e il colore e ne mette in evidenza le peculiarità: l’oro diventa una piccola stella a contatto con la luce, il marmo mostra il suo tempo e le sue rughe, lo smalto accende i suoi toni.

Infine, la sintesi. Non sono una persona prolissa e cerco di eliminare il superfluo per arrivare al cuore delle cose. Forse appaio timido e introverso, in realtà sono un ricercatore.

Con il mosaico posso raffigurare l’essenza, trasferendo quel che sento in modo diretto. Che sia un soggetto astratto o meno, cerco un rapporto intimo con chi guarda l’opera, trovando un momento di contemplazione.

mosaico artistico contemplazione

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