No… non è un appello per una campagna di raccolta fondi! 🙂

Amo il mosaico artistico perché ti costringe molto. Ti costringe a faticare e a ingegnarti. Ti costringe a pensare molto prima di passare all’azione. L’uso delle risorse deve essere sempre razionalizzato perché la materia prima, per chi fa mosaico, è molto preziosa e costosa: smalti colorati e oro non sono di certo a buon mercato.

Inoltre, lavorando con gli smalti, non si ha una tavolozza di colori ampia come la avrebbe, ad esempio, un pittore. E il mosaicista non può certo fondere pezzi di colore diverso, sperando di ottenere il tono che gli serve, o peggio ancora, mettersi a colorare il materiale con una vernice.

Così, spesso, mi ritrovo a dover lavorare con una certa ristrettezza ed è qui che comincio a divertirmi. Quando sei limitato, sei costretto a dare quel qualcosa di tuo in più.

Così, devo ingegnarmi per capire quali colori usare, fra quelli a disposizione, per ricostruire il tono che avevo in mente. Non sono un amante delle tinte piatte e preferisco, se posso, ricostruire il colore, come ho spiegato in questo articolo. A volte devo cambiare un po’ il bozzetto di partenza e ne sono felice: fa parte del percorso di traduzione a mosaico.

Quando sei limitato, sei costretto a ridurre gli sprechi cercando di non averne affatto. E non è solo un tema ambientalistico, ma di rispetto della materia preziosa che si manipola e di consapevolezza di quel che si sta facendo.

Ho molto a cuore quest’aspetto: operare significa lavorare con grande cognizione, sapendo dove si sta andando. C’è poco spazio alla casualità. E quando sei costretto a misurare le risorse (tempo, materie prime…) non puoi non avere consapevolezza di quel che stai facendo.

Non ci sono tentativi nel mosaico artistico, ma solo percorsi, a volte lunghi, verso un risultato destinato a durare lontano nel tempo.