Le categorie del mosaico.

Il mondo del mosaico è vasto. Per questo credo sia utile fermarsi e fare un po’ di chiarezza per rischiare di non perdersi.

Il mosaico ha una storia antica. I primi ritrovamenti risalgono addirittura al 3000 a.C.; di acqua sotto i ponti ne è passata, ed è naturale che questa tecnica si sia evoluta in diverse forme.

In questo post, provo a suddividere questo mondo per spiegarti meglio dove mi colloco con i miei lavori.

Mi piace pensare che esistano 4 categorie: mosaico monumentale, mosaico inteso come complemento d’arredo, mosaico e scultura e infine mosaico da cavalletto.

Il mosaico monumentale è forse quello che conosciamo meglio. Qui colloco tutti quei rivestimenti di ampia superficie e che impreziosiscono chiese, piuttosto che stazioni della metropolitana o palazzi. Squadre organizzate lavorano come in un’orchestra, ognuno con un ruolo preciso: chi prepara il cartone (bozzetto), chi lo traduce a mosaico, chi si occupa di applicarlo sul supporto finale. In questo caso, il mosaico trova una delle migliori espressioni: colori, forme e giochi di luce sono valorizzati al massimo.

Il complemento d’arredo lo intendo come puro rivestimento. Il mosaico nasce, come in molte invenzioni dell’uomo, per un motivo in primo luogo pratico. È una seconda pelle a protezione degli elementi portanti dell’ambiente e, in questa forma, c’è uno stretto dialogo con l’architettura. Facendo esempi concreti, penso a rivestimenti di pavimenti, pareti o piscine.

Mosaico e scultura è una categoria molto specifica. Se pensiamo al mosaico come ad una pelle applicata (un po’ come per il mosaico da rivestimento), molta strada è stata fatta in ambito artistico, per esplorare l’unione fra forme plastiche e mosaico (ottimi esempi sono stati esposti all’ultima biennale di mosaico a Ravenna).

Infine, c’è il mosaico da cavalletto, categoria nella quale opero. Si tratta di mosaici di piccole e medie dimensioni, che vengono lavorati su strutture autoportanti. Perché ho deciso di rimanere in questa categoria? Perché ho la possibilità di lavorare in autonomia, seguendo tutte le fasi del lavoro, dalla concezione dell’opera all’esecuzione, curandone ogni aspetto: la scelta dei materiali, come spaccarli, quali andamenti seguire. Solo così posso dare libero sfogo alle storie che ho bisogno di raccontare, scegliendo il linguaggio appropriato.