Quando ho deciso di dedicarmi all’arte del mosaico da cavalletto, sapevo bene a cosa andassi incontro.

Non ci sono scorciatoie, non ci sono scappatoie: questa espressione artistica non ammette compromessi e i suoi limiti sono evidenti. L’opera è pesante, perché ha bisogno di una struttura di sostegno importante (ne parlo qui). Occorre investire una quantità di tempo di lavoro enorme, rispetto all’immediatezza cui siamo abituati ai nostri giorni. Servono investimenti forti perché le materie prime (smalti e ori) non sono certo a buon mercato.

Eppure non può essere altrimenti. Ho avuto molti maestri, in molte discipline diverse e, una delle lezioni che ho imparato, è che se vuoi ottenere un determinato risultato, non puoi che percorrere una strada, per quanto tortuosa sia. Un musicista non può far musica, se non si esercita con il suo strumento. Certo: si può far musica anche con una motosega, ma ti sfido a passare ogni tua serata ad ascoltare concerti da camera per quartetto di martelli pneumatici.

Allo stesso modo, non puoi produrre mosaico, degno di questo nome, se non spacchi pietre e ridisponi le tessere seguendo l’andamento che ti sei disegnato. Ci sono poche semplici regole, ma vanno conosciute per poter farle proprie. E solo poi possono essere dimenticate.

I limiti di questa tecnica artistica, sono in realtà la sua forza, ciò che la contraddistingue e la rende unica. E qualsiasi tentativo di velocizzarla, semplificarla o renderla più economica è una violenza nei suoi confronti. Poiché punto al migliore dei risultati possibili, non posso che seguire la strada della fatica e non accettare alcun compromesso. Questo è lo spirito con il quale affronto ogni mia opera a mosaico.