“Bello questo quadro a mosaico, ma non saprei dove metterlo”.

Spesso mi è stato fatto questo appunto e che, in realtà, nasconde diverse letture.

La prima è di carattere strettamente pratico. Certo: i miei mosaici da cavalletto possono spaventare perché arrivano ad avere dimensioni importanti e  pesi che non possono considerarsi “piuma”.

Ho cura delle mie opere e desidero che durino nel tempo (d’altre parte questa è la forza del mosaico). Per raggiungere questo risultato, non posso far altro che costruire strutture adeguate e resistenti (ne parlo qui). Il rovescio della medaglia è purtroppo il peso. D’altra parte, telai più leggeri rischiano di compromettere l’opera, rendendo vani i giorni di lavoro che servono per realizzarla e causando spreco di prezioso oro o smalto veneziano (alcuni dei materiali con qui realizzo i miei mosaici).
Ed io non sono disposto a correre questo rischio 😉

Quindi, per essere molto terra-terra: un bel tassello nel muro e passa la paura.

E qui, entra in scena un’altro dubbio: “Ma mi tocca forare la parete”. Bèh… sì: direi che non c’è altra soluzione. È un po’ come quando decidiamo di installare una parabola o una nuova mensola: siamo disposti a superare lo stress del foro, perché sappiamo che poi verremo ampiamente ricompensati.

particolare del mosaico artistico oltre la porta livio savioli

Superate le paure più immediate, a questo punto solitamente si fanno un altro paio di considerazioni. Come decidere dove appendere il quadro a mosaico? E se poi c’è bisogno di spostarlo?

La risposta alle due domande potrebbe essere la stessa, ed è molto semplice: consapevolezza.

Sinceramente mi dispiacerebbe un po’, sapere che una mia opera giri da una parete all’altra della casa, come un calendario o un souvenir che non sappiamo dove mettere, perché, tutto sommato, un po’ ci annoia e un po’ ci stanca. Il cambiamento è sicuramente all’ordine del giorno, e questo può portare a rivoluzioni… ma quando è stata l’ultima volta che abbiamo spostato il nostro armadio da muro? Credo che, prima di posizionarlo, ci abbiamo riflettuto un po’, consapevoli di quel che stavamo facendo. E questo per quanto la mobilità.

Sul come decidere dove appendere il mosaico, qui posso dare una mano – non che mi tiri indietro per un foro nel muro o per il trasporto eh 🙂 !

Recentemente una mia opera, “Oltre la porta”, ha trovato una nuova casa, la sua. Qui mi è stato chiesto apertamente quale, secondo me, era il posto giusto per valorizzarla.  E credo che “valorizzare” sia la parola chiave. Perché l’opera in sé ha un suo senso, ma è nella destinazione d’uso, che trova compiutezza.

Da ragazzo, appendevo i poster dei miei beniamini nella mia cameretta, non di sicuro in cucina. Questo, in primo luogo, perché sapevo che i miei genitori non avrebbero apprezzato di cenare con Johnny Rotten che li fissava, ma soprattutto perché il valore di quelle immagini era per me intimo e rappresentavano qualcosa per me e solo per me. Allo stesso modo, affrontando un’opera, dobbiamo cominciare a farci queste domande: è un qualcosa che voglio condividere con tutti? Rappresenta qualcosa che voglio tenere per me? Voglio puntare al solo impatto estetico? È un complemento d’arredo?

Oltre a queste domande, legate alla sfera emotiva, ci sono altri aspetti da tenere in considerazione: la luce, le distanze di lettura, gli elementi d’arredo già presenti, gli spazi a disposizione. Questi sono solo alcuni, ma voglio parlarne in maniera approfondita in un prossimo post.